“Unseen Portrait” dell’interaction designer Philipp Schmitt parte da un interrogativo preciso “how much do you have to deform a human face to make it invisible to machine vision?”. La computer vision utilizza algoritmi che permettono alle macchine di interpretare il mondo che le circonda. Nella sua installazione Philipp sfrutta un programma di riconoscimento del volto, la foto viene digitalmente deformata fino a che il volto non viene più identificato. Appena la foto diventa irriconoscibile dal sistema il software salva una schermata.