La mostra Digitalife 2 (evento all’interno di romaeuropa festival 2011) è in corso a Roma dal 26 ottobre all’11 dicembre negli spazi della Ex GIL a trastevere. Tema di questa seconda edizione è “il reale, il meraviglioso, il fantastico”. Espongono artisti che spesso coincidono con il ruolo di ingegneri, tecnici e ricercatori nel campo delle tecnologie e dell’interazione.

Sono presenti artisti quali: Santasangre e The Pool Factory, Saburo Tashigawara, Ryoichi Kurokawa, Quayola, Giuseppe La Spada, Masbedo, Christian Marclay, Marina Abramovic, Carsten Nicolai, Felix Thorn, Devis Venturelli.

Carsten Nicolai – Aoyama Space

Nel suo lavoro di artista visivo caratterizzato dalla presenza della luce, dallo spazio e dal suono. Carsten Nicolai, conosciuto come musicista con il nome di Alva Noto, fa un uso intenso e scientifico della tecnologia. Caratteristiche che trovano una sintesi in Aoyama Space che lo stesso Nicolai definisce modelli spaziali per esibizioni di luce e suono. Il nome deriva dal distretto Aoyama di Tokyo , un quartiere dove a partire dal 2004 è nata una “nuova generazione” di studi, gallerie e spaziespositivi. Tra questi uno studio fotografico concavo che generava l’illusione di uno spazio curvo illimitato che ha ispirato Nicolai. La serie Aoyama Spaces  si presenta infatti come una seriedi modelli in scala per delle ipotetiche installazioni all’interno di analoghe configurazioni spaziali: più che una diminuzione, le piccole dimensioni aiutano ad apprezzare fino in fondo la radicalità , la complessità dei dettagli e la meticolosa costruzione di queste strutture. Con le loro superfici curve gli specchi e le incisioni, questi modelli di stanze sono visibili grazie a un uso particolare della luce , sincronizzata con una fonte sonora elettronica. Si tratta di sonorità che dalle frequenze più basse raggiungono quelle più acute e proprio dal’altezza e dall’intensità dei suoni, dalla scansione dei ritmi dipende l’interazione con la luce e i modelli in scala. L’idea di illusione è qui tuttavia anche funzionale a esaminare la percezione spaziale umana, nella sua qualità di metodo soggettivo d’interpretazione degli spazi.