Maker Faire Rome – Home Sweet Home For Makers

 

Il Maker Faire è finalmente approdato a Roma , nel monumentale Palazzo dei Congressi dal 3 al 6 Ottobre e siamo andati a sbirciare i contenuti di questa edizione 2013 in terra natia. Ma prima cerchiamo di analizzare questo che oramai è un vero e proprio “movimento”.

 

Makers e Maker Faire

 

Quando veniamo investiti dalla potenza di un fenomeno ci risultà piu difficile determinarne un profilo semplice da anlizzare. Chi è quindi un Maker? Chi si nasconde dietro questo nome?.

Un Maker trasforma la curiosità in creatività, un artigiano dal pensiero non convenzionale, un inventore che trova soluzioni, non ancora contemplate, a problemi di vita quotidiana, un ingegnere e scienziato non strettamente accademico. Una persona che riporta a nuova vita e nuovo senso oggetti non più funzionanti o inutilizzati e con uno spiccato senso della condivisione dei saperi. Insomma un normalissimo essere vivente che più spesso degli altri dice “me lo costruisco da solo “.

Il primo Maker Faire si è tenuto nel 2006 a San Francisco sotto la spinta del sito Makezine che racchiude e condivide migliaia di progetti di altrettanti maker che in tutti questi anni hanno contibuito ad alimentare questa febbre del ” Do It Yourself”.  E così dal 2006 l’esercito artigiano ha fatto proselitismo in tutto il mondo, cambiando ed influenzando arte, scienza, ecologia e tutto ciò che ha incontato sulla sua strada.

 

 

Maker Faire Rome

 

Partiamo da alcuni numeri dell’edizione romana : 4 giorni, 200 makers europei selezionati e invitati a presentare i loro progetti, 10 workshop, 25 live talk, 10 live performance e conferenze.

Ma cosa ci è rimasto di questa edizione del Maker Faire?. Sarebbe complesso elencare tutti gli interessanti progetti esposti, gli importanti speech e le novità, partiamo quindi dalle sensazioni. Si è respirata un’aria internazionale che manca un pò a noi Makers italiani, la possibilità di confrontarsi con altre realtà non solo in un forum ma dal vivo è stato davvero importante. Vedere quelle piccole realtà che hai seguito “online”  fin dalla loro nascita e rivederle  poi trasformate e affermate anche a livello commerciale  è sicuramente uno stimolo ” confortante”.

Girando all’interno della Faire si nota subito che il tema predominante è la stampa 3D. Pur rimanendo un fenomeno DIY, molte delle soluzioni  sono similari se non uguali e la sensazione che oramai ci siano delle macchine e dei marchi affermati è evidente. Sia dal punto di vista commerciale che di adesione alle varie community che ne caratterizzano anche lo sviluppo.

Non convenzionale ci è apparso il progetto Marble Eco Design. Questi ragazzi hanno costruito una stampante che utilizza una miscela di resina e polvere di marmo proveniente , come scarto difficile e costoso da riciclare, dal Distretto del Marmo di Coreno Ausonio (Fr). Il risultato è una stampa molto dura e resistente, green e rispettosa del territorio, questo è il tipico approccio maker.

I fuochi d’artificio sono arrivati dalla Intel che ha scelto Roma per la presentazione della sua scheda di sviluppo “Galileo” e dell’accordo con Arduino di cui utilizzerà le librerie e la compatibilità con tutte le Shield. Tralasciando i dettagli tecnici della scheda che rimandiamo al sito e i frutti che produrrà questo accordo, l’ingresso di un colosso come Intel nel mondo maker sancisce che questo movimento cambierà il modo di interpretare il mondo e le sue necessità, cosa che conferma, se ce ne fosse ancora bisogno , ciò che “quelli” di Arduino avevano compreso fin dall’inizio.

 

 

L’talia e il Makerism

 

Vedere sui vari Tg e testate nazionali le immagini del Maker Faire ci ha fatto riflettere sul fatto che spesso sottovalutiamo la forte tradizione italiana in questo campo. Senza scomodare la storia di illustri inventori da Leonardo Da Vinci a Marconi, da Volta a Fermi, il senso più ampio del ” fai da te ” è radicato nella nostra cultura quotidiana. Molti di voi ricorderanno di essersi fatti riparare un giocattolo dal nonno, o il papà sistemare la resistenza  del phon della mamma. Tornando ad aspetti più calzanti,  i meno giovani ricorderanno una gloriosa rivista nata nel 1969 ed ancora in vita,  ” Nuova Elettronica “. Molti di noi ne aspettavano l’uscita in edicola per vedere quali nuovi “tutorial” erano usciti, per costruirsi da soli ivari oggetti presentati, ordinando il kit via posta. Tutto questo pensavamo fosse stato spazzato via dal “Consumerism” ed in parte è stato così. Chi oramai apre più  un elettrodomestico per vedere come è fatto, o lo modifica per renderlo più prestante per le proprie esigenze  o prova a ripararlo? Ci sembra più facile buttarlo e ricomprarlo. Bene il “Makerism” è vivo e vegeto anche in Italia, Arduino ne è solo la punta di diamante le cui sfaccettature sono tutti quei ragazzi e uomini che da sempre colgono tutto ciò come un valore imprescindibile. Il “Consumerism” ha le ore contate.

 

 

Tornando alle sensazioni, entrare nel  Market del Maker Faire è stato come per un bimbo incontrare  Willy Wonka nella fabbrica di cioccolato. Schede, sensori, motori, libri, led, resistenze e tanto altro.  Ma una cosa su tutte ha colpito il mio interesse ( foto )  , mi sarà utile per entrare in ufficio. I “Makers” perdono spesso le chiavi.

 

 

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