Scroll down for the english version

 

Il 90 dB Festival si è concluso ieri, 4 giornate di respiro internazionale che hanno portato a Roma installazioni e performance audio/video da tutto il mondo. Una location speciale come quella della ex cartiera latina sull’appia antica, hanno ospitato un Festival che nulla aveva da invidare a quelli più blasonati oltre confine. L’area delle installazioni si snodava dentro gli ex edifici industriali dove erano presenti le pesanti macchine della cartiera e dove si respirava ancora quell’atmosfera.  Opere dal fascino analogico/digitale hanno incuriosito i visitatori che hanno interagito con esse, vivendo in prima persona l’esperienza espositiva. Il video report che abbiamo realizzato offre un assaggio di quello che abbiamo vissuto, le descrizioni delle opere riportate di seguito sono fornite dagli organizzatori del Festival.

 

Memo Akten – Simple Harmonic Motion

Grazie alla sovrapposizione di ritmi ed elementi basici che acquistano progressivamente un indice di complessità sempre più elevato, Simple Harmonic Motion attiva un processo di graduale mutazione di strutture all’origine semplici e lineari. L’opera si ispira ai fenomeni fisici naturali e ai calcoli matematici, così come alle idee di Norman McLaren, John Whitney, Steve Reich, John Cage, Gyorgi Ligeti, Edgar Varèse e Brian Eno.  Attraverso un software personalizzato viene predefinito il ruolo dei vari elementi ritmici, che si sviluppano in modo estremamente semplice e relativamente monotono. La durata, il movimento e il suono di ogni elemento è sincronizzato affinché tutto l’insieme proceda come un unico complesso meccanismo, sia sul piano visivo che acustico. L’ispirazione deriva dal moto del pendolo e da altri fenomeni simili ad esso, amplificando la complessità dei pattern sonori attraverso moduli regolati dalle stesse equazioni che determinano il comportamento oscillatorio.

 

Valerio De Bonis e Giulio Colangelo – (re)BO(u)NDS

Una goccia d’acqua cade dall’alto, all’incirca ogni 30/60 secondi. Un microfono a contatto, nascosto in una teca di vetro, cattura la vibrazione. Questo piccolo il suono rimbalzerà all’interno dello spazio fra una serie di diffusori, dando inizio ad una reazione a catena: l’embrione del “processo-caos”.
Il sistema multifonico evidenzierà i diversi rapporti fra i vari punti sonori. Questo “sistema di rimbalzi”, che include macro-suoni (gruppi di cellule autonome) e micro-suoni (piccole porzioni di gocce d’acqua), sarà generato da un patch sonoro caratterizzato da una gamma di delays regolati da parametri che mutano gradualmente. L’intento è quello di gestire questo “caos liquido” nel tempo e nello spazio, canalizzandolo nei cavi e negli speakers al fine di interpretarlo in modo metafisico, consentendo alle sue energie gravitazionali e ai suoi punti di forza interni di gestire il processo di formazione di una struttura autonoma, simile a un cristallo.   

 

Tim Murray-Browne and the music hackspace ensemble – The cave of sounds

The Cave of Sounds è un’installazione interattiva in cui la musica diviene un momento di aggregazione, utilizzando le nuove tecnologie come mezzo espressivo privilegiato per far interagire fra loro tutti coloro che si introdurranno in questo spazio creativo e fantasioso. Ispirandosi alle origini preistoriche della musica come forza unificante, l’opera è formata da otto strumenti progettati dai diversi membri del collettivo Music Hackspace: dalla “sonosfera“ ad un generatore di onde simile al theremin, dalle superfici di luce che producono suono mediante di giochi di ombre ai sensori che si azionano solo attraverso il contatto diretto col corpo. In questo modo il pubblico è chiamato a giocare un ruolo attivo nello sperimentare nuove esperienze e nel dar vita a un’orchestra occasionale e mutevole, aprendosi allo scambio creativo con gli altri visitatori in uno spazio ludico, stimolante e condiviso.

 

Kathy Hinde – Piano Migrations

La parte interna di un vecchio pianoforte verticale viene riutilizzata per dar vita ad una scultura sonora cinetica, sulla quale sono proiettate le ombre di uccelli che col battito delle ali generano una partitura musicale in continua evoluzione. Il loro movimento aziona dei martelletti che picchiano sulle corde del pianoforte, quasi fossero proprio i volatili a creare la musica delicata e avvolgente che progressivamente invade lo spazio. Piano Migrations è un progetto nel quale Kathy Hinde rielabora tutte le tematiche da lei espresse nei suoi lavori: la mappatura delle rotte migratorie, il rapporto fra uomo e tecnologia e gli influssi del mutamento ambientale sulla natura. L’installazione può anche diventare un vero e proprio strumento musicale, che l’autrice manipola dal vivo con il contributo dei software creati da Matthew Olden. Insieme danno vita ad una performance di grande fascino, in cui l’immagine diventa suono e il suono diventa immagine attraverso una serie di trasformazioni realizzate con campionamenti dal vivo, automi meccanizzati e diverse proiezioni. 

 

David Hochgatterer – Time to x

In Time to X l’impianto audio è composto da 96 piccoli altoparlanti disposti uno accanto all’altro in una struttura di quasi cinque metri di lunghezza, montata su parete. Nell’hardware dell’istallazione, l’autore ha sezionato in 96 frammenti un file audio contenente una frase registrata e ha riprodotto ognuno di essi simultaneamente su ciascuno dei 96 altoparlanti. Il risultato è quello che si potrebbe chiamare un “freeze-frame di un lasso di tempo”, poiché in tal modo tutta l’informazione acustica della frase è compattata in un unico momento. Da lontano, il visitatore percepisce un’ “impressione generale” avvertendo un rumore diffuso; quando invece si procede alla giusta velocità da sinistra verso destra seguendo la disposizione degli altoparlanti, si recepisce un frammento alla volta nello spazio/ tempo e si può quindi cogliere nell’insieme il senso della voce umana. Rimanere fermi di fronte a un singolo altoparlante equivale invece a fermare il tempo, cristallizzato in ciascun segmento audio che ricompone il tutto.

 

Jeremy Keenan – Garden of signals

Garden of Signals utilizza il feedback sia come fonte che come processo generativo. Come in Pendulum Music di Steve Reich, Microphone di David Tudor o nell’opera di Agostino Di Scipio, il lavoro di Keenan trae spunto dai processi alla base della riproduzione sonora. Qui il volume generato da ciascuno dei sei altoparlanti influenza il movimento dei pickup, che a loro volta producono un mutamento nell’intensità fluttuante del feedback emesso dagli speaker. In questo modo, il mutuo rapporto tra il suono degli altoparlanti e il movimento dei pickup crea continue oscillazioni. L’ispirazione trae spunto dall’interesse dell’autore per i segnali a distanza emanati dai telefoni cellulari e per il modo in cui essi influenzano il movimento dei corpi umani nello spazio nel momento in cui si risponde ai loro impulsi. La moltitudine di questi segnali sembra essere regolata da un processo casuale e invisibile, che ha però un effetto diretto e immediato sui corpi.

 

Edgardo Rudnitzky – Nocturno

In Nocturno, sei moduli “monocorda” vengono percossi da un martelletto sollecitato dalla forza di un magnete, azionato mediante un meccanismo formato da un piccolo battente in legno, una molla metallica e una candela. Ogni “monocorda” produce una nota diversa formando così una scala esatonale: il risultato è una composizione random meccanica, il cui processo autogenerativo non necessita di intervento umano, di computer o di elettricità. L’accordatura delle “monocorde” e la loro collocazione nello spazio diventano quindi aspetti essenziali per la funzionalità dell’installazione, che genera un effetto fortemente evocativo solo attraverso l’utilizzazione di pochi elementi basici. Non c’è alcun intento melodico: l’obiettivo è quello di evidenziare l’evoluzione e il movimento dei campi armonici nel tempo e nello spazio, lentamente, con un suono lieve che chiede al visitatore di rilassarsi e concentrarsi. E’ la concretizzazione di vecchie ossessioni e fantasie: il moto perpetuo, l’alchimia, i minerali rari, la musica senza musicisti e la composizione aleatoria.

 

————————————————————————-

 

90 dB Festival ended yesterday, 4 days of international that led to Rome installations and performance audio / video from all over the world. The video report that we have made ​​offers a taste of what we experienced, the descriptions of the works listed below are provided by the organization of the Festival.

 

Memo Akten – Simple Harmonic Motion

 

Through the overlap of rhythms and basic elements that progressively acquire increasing levels of complexity, Simple Harmonic Motion activates a process that gradually mutates simple and linear structures. The piece is inspired by natural physical phenomena and mathematical calculations, as well as the ideas of Norman McLaren, John Whitney, Steve Reich, John Cage, Gyorgi Ligeti, Edgar Varèse and Brian Eno. Personalised software is used to predefine the roles of various rhythmic elements, which develop in an extremely simple and relatively monotonous manner. The duration, movement and sound of each element is synchronised to ensure that the whole functions like a complex visual and acoustic mechanism. The inspiration derives from the movement of a pendulum and other comparable phenomena, amplifying the complexity of sensory patterns using modules regulated by the same equations determining oscillatory behaviour.

 

 

Valerio De Bonis e Giulio Colangelo – (re)BO(u)NDS

 

A droplet of water falls from above, one approximately every 30/60 seconds. A contact microphone concealed in a glass box captures the resulting vibrations. This small sound echoes inside the space between a series of speakers to create a chain reaction: the embryo of “process-chaos”. This multi-phonic system emphasises the different relations between different audio sources. This “system of echoes”, which includes macro-sounds (groups of autonomous cells) and micro-sounds (small portions of water droplets) is generated by a patch characterised by a range of delays regulated by gradually shifting parameters. The intention is to manage this “liquid chaos” in time and space, channelling it through cables and speakers, to offer a metaphysical interpretation that allows its gravitational energies and internal points of force to manage the process of creating an autonomous structure, similar to a crystal.

 

 

Tim Murray-Browne and the music hackspace ensemble – The cave of sounds

 

The Cave of Sounds is an interactive installation in which music becomes a moment of aggregation, utilising new technologies as a privileged means of expression to interact with those who enter this creative and fantastic space. Inspired by the prehistoric origins of music as a unifying force, the work consists of eight instruments designed by the members of the Music Hackspace collective: from the “sonisphere” to a generator of waves similar to a Theremin, from surfaces of light produce sound through plays of shadow to sensors activated only by direct contact with the body. The public is thus invited to play an active role and experiment with new experiences to create a random and changing orchestra, opening up toward a creative exchange with the public in a ludic, stimulating and communal space.

 

Kathy Hinde – Piano Migrations

 

The interior of an old upright piano is reutilised to create a kinetic sound sculpture that serves as the surface for the projection of shadows of birds whose wing beats generate a continually evolving musical score. Their movement activates the hammers of the piano that strike its chords, as if the birds themselves were creating the delicate and warm music that progressively invades the space. With Piano Migrations Kathy Hinde re-elaborates the various recurring themes of her work: the mapping of migratory routes, the relationship between man and technology and the effects of environmental change on the natural environment. The installation can also become a proper musical instrument that the artist manipulates live, assisted by software created by Matthew Olden. Together they create a highly fascinating performance, in which image becomes sound and sound becomes image through a series of transformations resulting from live samples, mechanised automatons and multi-projections.

 

David Hochgatterer – Time to x

 

The audio for Time to X is generated by a row of 96 small speakers measuring almost five meters in length and mounted on the wall. For the installation, the artist ‘cut’ an audio file of a spoken phrase into 96 fragments, each reproduced simultaneously by the 96 speakers. The result could be termed a sort of “freeze-frame of a period in time”, as all the acoustic information is compacted into a single moment. From a distance the public perceives a general impression of white noise; approaching the speakers at the correct speed, from left to right – moving along the line – the perception changes to that of one fragment at a time suspended in space/time that assemble into a human voice. Standing in front of one speaker is akin to stopping time, which is crystallised in each single audio fragment that, heard together, recompose the original recording.

 

 

Jeremy Keenan – Garden of signals

 

Garden of Signals utilises feedback as a source and generative process. Similar to Steve Reich’s Pendulum Music, Microphone by David Tudor or the work of Agostino Di Scipio, Keenan’s pieces are inspired by the processes underlying the reproduction of sound. Here the volume generated by six different speakers influences the movement of six suspended pick-ups that, in turn, produce a mutation in the fluctuating intensity of feedback issuing from the speakers. The mutual relationship between the sound from the speakers and the movement of the pick-ups generates continuous oscillations. The piece is inspired by Keenan’s interest in remote signals emitted by cellular phones and the way they affect the movement of human bodies in space when responding to their impulses. The multitude of these signals appears to be regulated by a casual and invisible process that, however, has a direct and immediate effect on physical bodies.

 

 

Edgardo Rudnitzky – Nocturno

 

In Nocturno seven “monochord” modules are struck by a small hammer moved by the force of a magnet, in turn activated by a mechanism comprised of a small wooden element, a bimetallic spring and a candle. Each “monochord” produces a different note, creating a hexatone scale: the result is a random mechanical composition whose self-generating process requires no human intervention, computer or electronics. The tuning of the “monochords” and their position in space are essential to the functioning of the installation, which generates a highly evocative effect using only a few basic elements. There is no melodic intention: the objective is to emphasise the evolution and movement of harmonic fields in time and space, slowly, and using a barely audible sound that asks visitors to relax and concentrate. It is the concretisation of old obsessions and fantasies: perpetual motion, alchemy, rare minerals, music without musicians and random composition.